mercoledì 17 maggio 2017

Mettere ordine

Per una volta - e non so se è meglio o peggio - non parlo di riordinare una stanza, una libreria, una casa. O forse invece sì? Magari è semplicemente una buona terapia?

Sto attraversando un periodo un po' ingarbugliato e mi chiedevo da che parte iniziare, dove sbuca il bandolo della matassa? 
Leggo spesso storie di successo, le trovo terribilmente di ispirazione, sia per quanto riguarda la vita personale che la carriera. Mi sembra che tutte abbiano poi un fondo comune. Si legge, più o meno tra le righe, che a un certo punto tutti questi personaggi abbiano deciso di dare una svolta alla loro vita, di cambiare, di migliorarsi.

Mi chiedo: da dove nasce il cambiamento? E se, soprattutto, uno è avvezzo al cambiamento, alla ricerca, all'aspirazione al miglioramento, qual è allora il vero cambiamento? Forse può essere in quel caso un fermarsi? Uno stop, una pausa?

Non so, mi sento esausta, forse è anche la primavera. Credo che davvero il quid sia mettere ordine. Riprendere spazio, respiro, ossigeno. Lasciare i vampiri energetici a ciucciarsi un po' tra loro. Lasciare tutti i poveretti a lamentarsi uno con l'altro. Lasciare le vittime della società e del destino ad essere inconcludenti davanti agli specchi. 
Guardare per aria in cerca di sole.
Sole negli occhi che acceca ma nutre!

Un po' come fanno i fiori, insomma =)

Buon sole a tutti!
L.




giovedì 11 maggio 2017

Non ditemi più



Non ditemi più che devo fare questo o quello.
Che per me è meglio una cosa o l'altra.
Che  una parola è buona o forse mai più.

Non dite. Non parlate.
Non azzardatevi più a santificare, a proclamare, dall'alto dei vostri falsi successi,
dall'apice della vostra tronfia ingordigia.

Non ditemi più.
Ché tanto non ascoltate. Ché tanto non osservate.
Perché soltanto tutti voi giudicate.

Lasciate andare chi non vuole nulla,
dimenticate chi non mente e non fa,
chi non urta e non provoca danno.

Non danneggiate chi cerca di restare in piedi,
non toccate chi solo ha bisogno di respirare,
di non essere mosso, sporcato, umiliato.

Non fate affari con noi, non coinvolgete chi ormai non può più.
Lasciate le spine, tutte, che affondino
in un cuore martoriato e provato

che ormai non vuole parlare, non vuole ribattere.
Un cuore che oggi più non può riaffermare e pulsare,
giustificare, spiegare, capire.

Lasciate cadere queste lacrime
di frustrazione, di orgoglio, di pura tristezza,
perché non c'è comprensione, ormai, no.

Non ditemi più quel che è meglio io sia,
che dovrò diventare, ciò che ancora
devo imparare.

Non ditemi più. Tacete.
Non è la vostra anima qui, ad essere picchiata,
violentata, accusata.

Non ditemi più. Uccidete voi per un soldo,
mentite voi soli per un vano successo, per il vostro affamato volere,
fuggitela, ora, quella sterile vecchia umanità.

Restate in silenzio. Gioite.
Non ditemi più.
Soffrite voi delle vostre ricchezze.

Perché io, ora,
raccolgo le reti.
Tiro a bordo e vado, e cambio rotta.