Addio uomo, arrivederci Maestro.

Per una volta invado la mia sfera privata, brutalmente. Ma non posso farci nulla, perché provo un dolore vero, non un'evocazione. Mi è sorto un ricordo, vedete, non appena ho saputo della dipartita di Battiato. È un pomeriggio torrido, nell'agosto del 2003, e sono sdraiata sul letto a fianco della persona che amo. Le tapparelle sono abbassate, siamo in penombra, e tutte le finestre aperte creano un po' di contraria, così c'è una tenda di organza, leggera e blu, che ci svolazza vicina. Ciò che vedo nel mio ricordo sono le nostre mani, che si avvicinano, si sfiorano appena, poi si toccano e si stringono, si separano ancora; iniziano una danza che non è prevista, e sono così coordinate. Sembra che le nostre menti si siano messe d'accordo, le dita compiono gli stessi movimenti, i palmi si cercano in contemporanea, si distaccano nello stesso istante per poi riavvicinarsi, desiderarsi. Io e lui non ci guardiamo, ma stiamo sorridendo l'uno all'altra. E abbiamo lo ...