Giocare, ancora!
Mio figlio per il compleanno mi ha regalato una confezione di "Lego Flowers"... Un'orchidea, uhhh!
Adoro le costruzioni Lego fin da bambina (embé, e chi non le ama??) e da quando è uscita questa collezione di fiori e piante vagheggio il momento in cui potrò comprarmele... Tuttavia questo regalo è stato inaspettato e assolutamente gradito.
Che gioia!
Ma, sapete una cosa?
Non mi ricordavo più cosa significasse giocare. Giocare inteso come momento di nulla, di concentrazione solo sull'oggetto che stai costruendo, sulla ricerca dei pezzettini, sul panico di perdere quelli microscopici.
Dimenticarsi di tutto per un paio d'ore.
Ho giocato con i miei bambini quando erano piccoli, sì, ma non tantissimo. Preferivo stare con loro e guardarli mentre costruivano i mondi della loro fantasia, arredavano case di Barbie e Playmobil, organizzavano improbabili foreste con animali di ogni specie, pianeti abitati da Gormiti e mostriciattoli vari. Vestivano e svestivano bambole, allestivano cucine e camerette ovunque. Stavo ore a guardare, loro e le loro creazioni. Mi piaceva vedere cosa riuscivano a produrre quando si sentivano liberi, anche se a ogni minuto mi chiedevano «Mamma ti piace?» oppure «Hai visto, mamma? Adesso qui ci mettiamo il guerriero e lì la principessa, e poi facciamo che...».
Ascoltavo le loro storie, le vedevo prendere vita in un ordine categorico, che rispecchiava l'ordine mentale dei loro progetti.
«Giochiamo a "Mamma-Papà-Figlioli"?»
Questa era la domanda più frequente di mia figlia a mio figlio, nei pomeriggi. E lui non rifiutava mai, anche se alla fine il gioco diventava una specie di combattimento con pupazzi e bambolotti in un campo di battaglia che vedevano solo loro, tra pentolini e verdure di plastica.
Oggi non so nemmeno se li ricordano più, questi momenti. Se ricordano che io ero lì, accanto a loro, anche se all'apparenza ero in tutt'altre faccende affaccendata. Ma, un occhio alle mie cose e uno ai miei bambini, ho continuato a giocare anche io tramite loro.
Da anni, invece, questa cosa si è persa. È naturale, entrambi sono cresciuti e ormai hanno la loro vita, e anche loro oggi sono in tutt'altre faccende affaccendati. Mia figlia, poi, la mia bambina, ha deciso per una vita lontano da me, e io, invece di vivere con lei nuove esperienze, non faccio che spolverare vecchi ricordi e sentire la mancanza di qualcosa che ormai non c'è più, e che la lontananza non fa che amplificare.
Ma questo è un altro discorso.
Quello che invece ho riscoperto, grazie a questo regalo, è che giocare è un'attività che rimane bella, che non si perde negli anni, che rilassa e stimola esattamente come quando si era piccoli. Così come disegnare, colorare, dedicarsi a un hobby. Forse in effetti è tutto lì: un hobby per noi adulti altro non è che ritagliarsi uno spazio dove dedicarci a noi stessi, lasciare che i pensieri siano liberi di vagare, usare le mani e la creatività.
Ho sempre creduto nella creatività, sapete che adoro colori, matite, pennelli e pennarelli, e che a lungo mi sono divertita a usare il traforo, a ritagliare nel legno (uhh il profumo del legno!) figure che poi amavo dipingere. Ma le costruzioni! Cielo, che bello! Una sensazione che avevo proprio dimenticato, anche se poi la memoria fisica è più forte di quella mentale e i gesti, immediatamente, ti riportano lì, a qualcosa che conosci, che è parte di te, che ti viene spontaneo.
Morale della favola: continuiamo a giocare!
Ogni tanto, almeno, senza fretta.
Basta poco, ma dona molto.
Grazie Nico: il tuo regalo mi ha concesso di vivere un momento che non mi concedevo più da troppo tempo.
Baci, L.






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