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Visualizzazione dei post con l'etichetta Delusioni

Frustrazione

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Ci sono delle giornate che ti riversano addosso ondate di liquami. Ti senti soffocare, e annaspi, ma la sporcizia che ti chiude gli occhi, e il naso, e la bocca, è capace di offuscare anche i pensieri. Sa togliere lucidità, e, nonostante la bocca sarebbe meglio restasse chiusa, escono invece parole che mai avresti pensato di voler dire, nemmeno forse a concepire. Parole che per vedere la luce ti costringono a ingoiare tanta merda. E poi ti senti sopraffatta, perché sai che le persone a cui le indirizzi queste parole non le possono comprendere, non capiscono da dove scaturiscono, non hanno gli strumenti per affrontare il loro significato profondo. Perché, accidenti, ci sono delle persone che forse tali parole non le meritano nemmeno, nemmeno le più cattive o rancorose che tu riesca a formulare. A volte le persone sono vicine, le senti come un pugno nel cuore, eppure non sanno afferrare l'essenza più manifesta di te. E allora, all'improvviso, capisci che se anche possono ravanare...

Post del pomeriggio, con Mozart e un the

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Riflettevo in questi giorni su quanto è semplice perdere la strada. Sapete, per me che ho sempre la testa infilata in qualche cosa è facile distrarmi, scordare scadenze, impegni, date eccetera. Però quando mi focalizzo su qualcosa, che sia lavoro o studio o famiglia, niente - e dico davvero: niente - riesce a smuovermi dal mio obiettivo. Sono caparbia e determinata. Però, a parte i grandi eventi della vita che cambiano tutto, siano essi imprevisti o meno, vi è mai capitato che piccoli fastidi mandassero all'aria progetti o programmi?  Io mi ci sono trovata proprio in questo periodo, misteriosamente 'abbandonata' dal mio relatore di laurea, in attesa angosciata di una risposta, e ponendomi svariate domande. Chiarisco subito: non ho trovato nemmeno una risposta. Non conosco perché, né se è successo qualcosa, nulla. Credo solo che nel 2018 non è credibile che non si legga una mail, ancor meno se avvisati e sollecitati. No, mi spiace ma non è tollera...

Bisognerebbe imparare a fermarsi.

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Come credo tutti quanti, in particolare ogni mamma, sono rimasta violentemente colpita dalla tragedia della bimba scordata in auto nei giorni scorsi. Credetemi inorridisco solo a pensare di aver scritto l'ultima frase. Davvero, io è una cosa che non mi riesce di concepire. Ho letto con attenzione, partecipazione, irritazione, dolore e rabbia e fastidio ogni nuovo post sui social; non so nemmeno perché ne sto scrivendo perché la mia tendenza è quella in genere dell'osservazione.  Ma. Ma mi vien da chiedermi se, ultimamente, non stiamo trascendendo. Ci sentiamo tutti autorizzati a dire la nostra, a volte con una cattiveria inaudita, a volte con sentenze o superficialità spaventose. Ho sempre la sensazione di leggere non tanto parole, ma sentimenti repressi, rabbia e opinioni che non si è più capaci di esternare se non su una pagina di facebook o di twitter. Salvo poi pubblicare foto idilliache su Instagram.  Insomma, cos'è che ci sfugge? Cos'è che ci sta...

Mettere ordine

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Per una volta - e non so se è meglio o peggio - non parlo di riordinare una stanza, una libreria, una casa. O forse invece sì? Magari è semplicemente una buona terapia? Sto attraversando un periodo un po' ingarbugliato e mi chiedevo da che parte iniziare, dove sbuca il bandolo della matassa?  Leggo spesso storie di successo, le trovo terribilmente di ispirazione, sia per quanto riguarda la vita personale che la carriera. Mi sembra che tutte abbiano poi un fondo comune. Si legge, più o meno tra le righe, che a un certo punto tutti questi personaggi abbiano deciso di dare una svolta alla loro vita, di cambiare, di migliorarsi. Mi chiedo: da dove nasce il cambiamento? E se, soprattutto, uno è avvezzo al cambiamento, alla ricerca, all'aspirazione al miglioramento, qual è allora il vero cambiamento? Forse può essere in quel caso un fermarsi? Uno stop, una pausa? Non so, mi sento esausta, forse è anche la primavera. Credo che davvero il quid sia mettere ordine . Ripren...

Non ditemi più

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Non ditemi più che devo fare questo o quello. Che per me è meglio una cosa o l'altra. Che  una parola è buona o forse mai più. Non dite. Non parlate. Non azzardatevi più a santificare, a proclamare, dall'alto dei vostri falsi successi, dall'apice della vostra tronfia ingordigia. Non ditemi più. Ché tanto non ascoltate. Ché tanto non osservate. Perché soltanto tutti voi giudicate. Lasciate andare chi non vuole nulla, dimenticate chi non mente e non fa, chi non urta e non provoca danno. Non danneggiate chi cerca di restare in piedi, non toccate chi solo ha bisogno di respirare, di non essere mosso, sporcato, umiliato. Non fate affari con noi, non coinvolgete chi ormai non può più. Lasciate le spine, tutte, che affondino in un cuore martoriato e provato che ormai non vuole parlare, non vuole ribattere. Un cuore che oggi più non può riaffermare e pulsare, giustificare, spiegare, capire. Lasciate cadere queste lacrime di frustrazione, di orgogli...