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Buon 2022!

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(Immagine tratta da Instagram) Eccomi qui, all'ultimo  post dell'anno. È incredibile quanto anche il 2021 sia già volato via, nell'assurdità di quanto sta accadendo.  Nonostante tutto, arrancando tra tamponi, vaccini e quarantene, siamo andati avanti. Stiamo andando avanti, anche se in alcuni momenti avremmo forse voluto bloccare tutto e fermarci a osservare, trattenere il respiro e aspettare. Svegliatemi quando tutto sarà finito. Non l'avete mai pensato? La vita mi insegna che invece fermarsi è impossibile, e che volenti o nolenti avanti si va, ognuno nella sua univoca direzione. Per quanto mi riguarda, sono grata a quest'anno ormai agli sgoccioli. Non me lo scorderò facilmente, il 2021, perché anche se è stato un anno di grandi cambiamenti mi ha riservato incredibili sorprese. Lo devo confessare: diversi tra i miei desideri più vecchi, più radicati, si sono avverati. Di certo, per vederne realizzati alcuni ho lavorato tanto, e quindi ringrazio la mia costanza, la...

Il colore e le forme. Di dentro e di fuori.

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Le giornate dell'ultimo mese rispecchiano alla perfezione il mio umore. Ci sono giornate nere e tristi, giornate rosse di rabbia e nervosismo. Giorni grigi e fastidiosi, oppure di un verde timido e tenero che suggerisce leggerezza e buonumore.  Da sempre i colori mi accompagnano. È da un po' di tempo che ho preso l'abitudine di osservare  IL colore della mattina, forse per tentare di indovinare i segreti che il giorno ci riserva; nella mia orsite dilagante il mattino ho sempre meno voglia di parlare e più di guardare in silenzio ciò che mi circonda. Mi piace mettere in ordine i pensieri e fissare le luci, le ombre, la luminosità dei prati; le colline, le sfumature tra le foglie degli alberi e le nuvole. Ah, le nuvole! Mia grande passione. Forme in eterno mutamento, gonfie, lisce, tirate. Pettinate o arruffate. Dall'aspetto di una caricatura o di un'aquila in volo, oppure di un pesce o di una mano... Le nuvole sono uno scatenatore di fantasia. Non mi importa se so...

Tenere il passo

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Primo post del 2021, e io non ho alcuna strabiliante novità da raccontare, accidenti! Invece mi sono sentita aggredire dallo zelo con cui all'apparenza è ricominciato tutto: programmi, iniziative, proposte commerciali e culturali (che, ahimé, in questo periodo mi pare coincidano). La Grande Macchina è ripartita, insomma. Ripartita un corno, lasciatemi dire. A me sembra al contrario che tutto sia in stallo, impantanato, e che, anzi, se proprio un movimento c'è ci sta tirando verso il basso. Non parlo della mia situazione personale, ma rifletto su quella generale che stiamo attraversando. Ho la sensazione urticante che la comunicazione sia volta a un generico voi   fatevela andare bene, noi abbiamo trovato modi rapidi e diretti per fregarvi . La parola più usata - e abusata - del 2020? Smart  (e non è nemmeno italiana, sob!); oggi tutto è smart : gli acquisti, i corsi, il cibo pronto, i kit di sopravvivenza, il lavoro... Certo, l'ultima tendenza è un sollievo per chi come noi...

Che Natale sarà?

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  (Immagine tratta dal web) E allora, se lo stanno chiedendo tutti: ma che Natale sarà, quest'anno ?  Restrizioni, blocchi, regioni blindate, locali serrati, parenti numerati. Sembra un inferno.  Però la situazione mi spinge a riflettere.  Ho lasciato la mia città ormai da dieci anni, e fino ad allora trascorrevo la vigilia, il pranzo di Natale e il giorno di Santo Stefano con la mia famiglia. La sera del Natale invece incontravo gli amici per un aperitivo, e poi ci rifugiavamo tutti da me per un "brodino" veloce, che negli anni si è tramutato in un appuntamento fisso e poi in una cena vera e propria, che allestivo e preparavo con cura ed estremo piacere.  Dopo il nostro trasferimento, per una serie di ragioni, abbiamo sempre trascorso il Natale da soli: io, il Martirio e i nostri figli, i cani e il gatto. Qualche volta si è aggiunta alla nostra tavola una coppia di amici, forse un anno gli zii di Viterbo. Insomma, niente di pantagruelico, nessuna immensa tavola...

Le cose che fanno star bene

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Durante quest'anno, che ormai si avvicina al termine e che ha messo a dura prova tutti noi, mi sono abituata ad ascoltare le spinte che via via si sono mosse dentro di me. Forse ci sono sempre state, ma quando la vita quotidiana segue il proprio ritmo naturale faccio un po' più fatica a dar loro attenzione, ad ascoltare in primo luogo me stessa. Questo è stato un anno incredibile, ha messo a dura prova nervi e pazienza, e purtroppo la situazione ora ci sta nuovamente mettendo davanti a limiti e regole che mi sembra facciamo tutti quanti fatica a tollerare. Non voglio entrare nel merito della questione, né a livello sanitario né, soprattutto, politico. So soltanto che viviamo in un Paese che avrà un milione di problemi ma anche un milione di ricchezze, e abbiamo sempre goduto della libertà di fare e di muoverci senza rendercene conto. Ora che, di nuovo, la nostra libertà viene in qualche modo limitata, ci sentiamo annaspare, le domande si moltiplicano e le insicurezze vengono al...

Un racconto autobiografico: "Cronaca di un infortunio NON annunciato"

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E' un sabato normale, il sabato che ci porta nell'autunno, e nella assoluta routine all'improvviso accade il patatrac . Qualcosa si rompe, e stavolta non è solo un'immagine. In questo pomeriggio di settembre avanzato il tempo è ancora clemente, la temperatura piacevole. Infatti per stasera abbiamo organizzato un'ultima grigliata con amici, e per una volta mi è stato impedito di cucinare qualsiasi altra cosa. Posso solo affettare il pane e i formaggi bresciani che ho portato a casa dal mio ultimo raid. Quindi alle cinque mi rendo conto che sta accadendo qualcosa che ha del miracoloso: sono a casa da sola in tutto relax. Nico è uscito con i suoi compagni, e rientrerà giusto per cena. Marti è appena partita con Simo per andare al compleanno di una sua amichetta e si fermerà da lei anche a dormire. Così decido di approfittare della pace per buttarmi in doccia, ma ho intenzione di affrontare una Signora Doccia, una come si deve, con maschera per i capelli, scrub, tr...

Consigli di lettura: "Nel silenzio delle nostre parole" di Simona Sparaco (Sui genitori, sui figli, e sulle parole che non si dicono)

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"Quante parole ci diciamo che sono solo silenzio?" Questa frase mi ha colpita come un sasso in fronte, perché sublima un concetto, una consapevolezza, su cui sto lavorando anche io. E' tratta da un romanzo appena terminato, che mi ha lasciato qualcosa su cui riflettere. Il libro in questione si intitola Nel silenzio delle nostre parole , l'autrice è Simona Sparaco, edito da DeaPlaneta (per dirla tutta: il libro ha vinto la prima edizione di questo premio prestigioso). E' un libro forte, scritto in maniera cruda e vibrante, commovente in alcuni tratti. Di sicuro invita a pensare. Non voglio raccontarvi la trama, ma voglio soffermarmi sul fil rouge che dà anche il titolo al romanzo, le parole non dette. Sono molte le parole che nella vita quotidiana diamo per scontate, per fretta o per pigrizia, o per abitudine, o ancora per orgoglio. Ma qualche volta bisognerebbe ricordarsi che la vita è qualcosa che non ci appartiene, e che nessuno può sapere ...

I figli crescono, le mamme imbiancano

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Ok, l'imbiancatura per quanto mi riguarda è arrivata da un bel pezzo, e in fondo non l'ho mai considerata un gran problema, a parte la seccatura di dover ricorrere a tinte periodiche eccetera. E, sì, anche io ho valutato di lasciarmi la testa argentata, come certe signore che fanno un figurone con i loro bellissimi capelli bianchi, ma purtroppo non riesco a vedermi con un contorno di capelli chiari.  Ho capito però negli ultimi tempi che questi sono solo dettagli. Non sono pochi, per carità: i capelli bianchi, la pelle che è cambiata, qualche disturbo nuovo che ogni tanto salta fuori, le articolazioni che sentono il freddo più di prima e, soprattutto, la vista che cala (e questo, per me in particolare, è sinceramente il disturbo più fastidioso, dato che ho sempre fogli scritti sotto il naso). Eppure, ripeto, sono tutti dettagli: il vero invecchiare, mi rendo conto, è ben altro; è il gran desiderio a volte di mollare la spugna. E' la tentazione di lasciarsi andare e las...

Focus Point n.1: FINIRE LE COSE

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Dopo molto rimandare, ho deciso che è il momento di parlare di cose che mi stanno davvero a cuore, cose che vedo e comprendo via via, ma che credo possano essere utili non solo a me. Le sto battezzando proprio per questo Focus Points , perché penso che tutti prima o poi debbano fermarsi un attimo, guardarsi intorno e non solo, e fare il punto. E poi andare avanti. Saranno post lunghissimi, preparatevi eh eh!!!  Per quanto mi riguarda, il primo di questi passi è: finire le cose . Per l'ultima volta parlerò nuovamente della mia laurea, ma questa volta perché dal momento in cui sono diventata Dottore mi sono accorta di alcuni meccanismi che sono scattati in me.  Innanzitutto, anche se a lungo non ho voluto dare ascolto a quella vocina, credo che per me riprendere a studiare sia stato un fortissimo desiderio di riscatto. Io, quella che ha un milione di talenti e capacità, a suo tempo gettai la spugna a un passo dalla fine e mandai tutto a monte. Non so se poi a livello la...

Un'adozione per il mio cuore

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Ecco, per farla breve: abbiamo adottato questa piccoletta, e l'abbiamo chiamata Cookie, perché ci ricorda un biscottino. Facendo un onesto mea culpa  ammetto che la spinta che mi ha portato ad andare al canile non era quella di salvare un cane, né fare una buona azione, ma vedere se il mio cuore potesse trovar pace.  Oggi, che sono ormai trascorsi 15 giorni dalla TRAGEDIA di Minni, sono finalmente riuscita ad inviare la mia tesi (già, tra un mese esatto mi laureo!), perché quello che è successo, davvero, mi aveva sconvolto: non trovavo pace, non riuscivo a farmene una ragione, non ero in grado di concentrarmi; guardavo Ercole e ci scambiavamo occhiate sconvolte, perché lui stava esattamente come me. Ho pianto ininterrottamente per una settimana, e poi a orari fissi, fino a sabato. Perché sabato è il giorno in cui questa piccoletta è arrivata. Dopo una serie di spinte schizofreniche, tipo: "no, non vorrò mai più un cane" o "oddio voglio dodici cani pi...

Il dolore, quello puro.

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So già che forse posso sembrare offensiva o poco rispettosa nei confronti di chi soffre per ben altri motivi. So bene cosa vuol dire passare attraverso lutti o malattie, e ho ben chiara la differenza. Eppure, perdonatemi tutti, ma io sono spaccata in due dal dolore. Credo che solo chi ha degli animali può capire l'intensità della sofferenza che ti assale se li perdi. Per complicazioni legate a un intervento di routine, ieri ci ha lasciato la mia piccola Minni. E boh. Non ho molto altro da dire.  Quando è arrivata qui era una robettina di 5 chili, e avevamo paura che Ercole la schiacciasse. Ha vissuto praticamente tutta la sua brevissima vita con noi, coccolata e viziata, come è giusto che sia. Avrebbe dovuto invecchiare con noi, con il suo Ercolino, invece ci ha fatto uno scherzo terribile e così, all'improvviso, se ne è andata.  MilleBacini, così la chiamavo da piccina perché era affettuosissima. E non stava mai ferma. E saltava come uno stambecco. E, since...

Festeggiamenti

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Ieri, magno cum gaudio , ho terminato gli esami!    Ho chiuso questo grande, importante capitolo della mia vita con l'ultimo enorme mattone, il Diritto dell'Informazione e della Comunicazione ( esticazzi ), sempre a fianco del mio SuperSimo, compagno di vita e di mille avventure. Intanto lo ringrazio per la cocciutaggine e la caparbietà, e per aver vissuto con me questo lungo cammino, perché insieme a lui è stato... beh, semplicemente più bello. Faticoso, di certo intenso, ma bello perché ci ha uniti molto. E ringrazio anche i miei figli, i miei grandi amatissimi e meravigliosi ragazzi, perché anche loro hanno sofferto con noi in questi anni, hanno sopportato momenti di tensione e si sono spesso sacrificati, rimandando richieste e modulandole sui nostri appelli. Comunque ancora non è finita: ora ci aspettano tesi e discussione, anche se spero che lo stress degli esami sia chiuso. Sta prendendo corpo qualche riflessione a riguardo, però vorrei scriverne con calma. ...